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Rina Fort, la “Belva di via San Gregorio”: la strage che sconvolse Milano nel dopoguerra
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Rina Fort, la “Belva di via San Gregorio”: la strage che sconvolse Milano nel dopoguerra

Una donna in carcere con un anello

La storia di Rina Fort, condannata per la strage di via San Gregorio del 1946: l’uccisione di Franca Pappalardo e dei tre figli, il processo, l’ergastolo e la grazia del 1975.

Rina Fort è uno dei nomi più noti della cronaca nera italiana del dopoguerra. La stampa la chiamò la “Belva di via San Gregorio”, un soprannome durissimo nato dopo la strage avvenuta a Milano il 29 novembre 1946, in un appartamento di via San Gregorio 40.

Al centro della vicenda c’era Giuseppe Ricciardi, commerciante di stoffe siciliano trasferito a Milano. Rina Fort aveva lavorato per lui ed era diventata la sua amante. Ricciardi, però, era sposato: la moglie Franca Pappalardo viveva a Catania con i figli e nell’autunno del 1946 lo raggiunse a Milano insieme ai bambini.

Da quel momento il rapporto tra Rina e Ricciardi si spezzò, e la presenza della famiglia legittima trasformò una relazione clandestina in un conflitto sempre più pesante.

volante della polizia
volante della polizia – newsmondo.it

Rina Fort: la strage di via San Gregorio

La mattina del 30 novembre 1946, una commessa si recò nell’appartamento dei Ricciardi per prendere le chiavi del negozio. La porta era socchiusa. All’interno vennero trovati i corpi di Franca Pappalardo, 40 anni, e dei tre figli: Giovanni, 7 anni, Giuseppina, 5, e Antonio, di appena 10 mesi.

La violenza del delitto sconvolse Milano. Le vittime erano state colpite brutalmente, con un oggetto pesante, indicato nelle ricostruzioni come una spranga o una barra di ferro. In casa sembravano mancare alcuni oggetti di valore, ma l’ipotesi della rapina apparve presto fragile: per gli investigatori la scena poteva essere stata alterata per depistare.

Gli accertamenti portarono rapidamente a Rina Fort. Durante gli interrogatori la donna ammise il rapporto con Ricciardi e rese dichiarazioni contraddittorie. Parlò anche di un presunto complice, indicato come “Carmelo”, e tentò di ridimensionare il proprio ruolo, soprattutto rispetto alla morte dei bambini. La sua versione, però, non convinse i giudici.

Il processo, l’ergastolo e la grazia

Il processo si aprì nel gennaio 1950 davanti alla Corte d’Assise di Milano e attirò un’enorme attenzione pubblica. Rina Fort divenne una figura mediatica, seguita dai giornali e raccontata come simbolo di gelosia, vendetta e brutalità.

Nel 1952 Rina Fort fu condannata all’ergastolo. Giuseppe Ricciardi e l’uomo indicato come possibile complice furono prosciolti. La condanna venne confermata in Cassazione nel 1953. Fort continuò a non considerarsi l’unica responsabile, ma la verità giudiziaria rimase quella della sua colpevolezza per la strage.

Dopo quasi trent’anni di carcere, nel 1975 ottenne la grazia dal presidente della Repubblica Giovanni Leone. Uscita dal carcere, visse in modo riservato a Firenze, usando il cognome Benedet, quello del marito da cui si era separata molti anni prima. Morì nel 1988 per un infarto.

Il caso Rina Fort resta una delle pagine più cupe della cronaca nera italiana: quattro vittime innocenti, una Milano ancora ferita dalla guerra e un processo che trasformò un delitto privato in un trauma collettivo nazionale.

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ultimo aggiornamento: 18 Maggio 2026 20:16

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